Shaman ۞ Dominio della Mente

La nostra mente ha dei “poteri” latenti, delle facoltà straordinarie che ordinariamente non utilizziamo o che non sfruttiamo in pieno.

Fra questi, la memoria, che ci può far ricordare avvenimenti molto lontani nel tempo e può essere un “ponte” verso ricordi che addirittura appartengono ad una nostra vita anteriore; e poi le lucide intuizioni, cioè i messaggi che viaggiano rapidissimi rispetto al ragionamento formale; la telepatia, quella capacità di comunicare con gli altri senza l’uso delle parole, anche a distanze lontanissime; la visualizzazione e infine la concentrazione mentale, che può essere prolungata e rafforzata fino a portare alla meditazione e all’estasi spirituale.

Certe esperienze vissute direttamente, aprono la coscienza a nuovi orizzonti, ti danno la certezza che il mondo, seppur immenso, non è “limitato” ad una dimensione fisica, ti fanno scoprire che la mente è capace di svilupparsi all’infinito.

Finché l’uomo pensa di vivere slegato da una relazione con l’universo e con Colui che l’ha creato, è solo e chiuso nel suo mondo. Pensa e ricorda solo ciò che è relativo alla sua percezione sensoriale, come informazioni filtrate dalla mente, ha tante memorizzazioni che si ripetono come automatismi e non esce mai da se stesso.

Se la mente, invece, si libera da un concetto di se stessa come limitata nello spazio e nel tempo, fuori da relazioni stereotipate e fuori da una dimensione formale-materiale, allora si apre un panorama completamente nuovo. Le tecniche per sviluppare la mente non servono per acquisire poteri da “fachiro”, per dare dimostrazione di sé o diventare potenti in questo mondo, né per sentirsi superiori agli altri; l’obiettivo è il risveglio spirituale e l’evoluzione della coscienza, che si emancipa dalle limitazioni, oserei dire, “auto-imposte”.

L’essere umano per sua natura vuole vedere, conoscere, esplorare, possiede, cioè, un innato desiderio di conquista, tanto vale allora impiegare questi aspetti della nostra costituzione, per la nostra crescita interiore, altrimenti, senza aver potuto indagare per un solo istante noi stessi e l’universo che ci circonda, si nasce e si muore restando come “addormentati”, ignari spettatori invece che protagonisti attivi e propulsivi.

Più o meno conosciamo i nostri limiti: una memoria pigra e non allenata, che non ci aiuta neanche a ricordare cosa abbiamo fatto due giorni fa. Siamo abituati a pensare con lentezza e pesantezza, tanto che buona parte della stanchezza giornaliera è mentale, più che fisica. Non è facile, inoltre, avere un certo autocontrollo di fronte al muoversi di componenti emotive e rimanere imperturbabili, al contrario, ci troviamo coinvolti in esse fino a perdere lucidità nel ragionamento, nella visione obiettiva della realtà, quasi come fossimo in uno stato ipnotico.

Per capire quanto è facile cadere nell’addormentamento della coscienza, basta riflettere su cosa inducono certi programmi televisivi o cinematografici: si possono prendere dei modelli di vita “costruiti” come fossero veri, adottandoli ad ogni costo, ci si può immedesimare nella vicenda di un film, arrivando a provare paura, emozionarsi, piangere, odiare, perdendo cioè il contatto con la realtà.

Consapevolmente o inconsapevolmente, siamo sottoposti a delle influenze legate alla mentalità personale, all’opinione pubblica, all’influenza degli astri, a correnti, forze o energie che circolano nel cosmo e con le quali, bene o male, abbiamo a che fare ogni giorno. La mente è molto suscettibile, duttile, permeabile, ricettiva a mille condizionamenti se non si agisce in modo libero e cosciente. Spesso il nostro vero essere, l’Io, è sommerso, come fosse un palombaro dentro le acque dell’inconscio. In realtà, dunque, ben poco sappiamo del nostro spirito e sottovalutiamo completamente il potere dell’anima .

L’uomo e la donna vivono in seno alla società, hanno necessità di lavorare, procurarsi il denaro, combattere per superare le difficoltà giornaliere e talvolta anche per vincere le minacce della propria vita psichica, tormentata da pensieri insistenti, preoccupazioni ossessive, ansia di autoaffermazione, brama di ottenere, depressioni nervose. In questo affollarsi caotico di emozioni, eccitazioni, timori, desideri, diventa difficile concepirsi come creature spirituali e rivolgere il pensiero alle cose del cielo.

Tutto distrae dall’attenzione al proprio mondo interiore. Certo, abbiamo bisogno di vivere nel mondo, di avere relazioni sociali e affettive, ma potremmo viverci meglio se riuscissimo a dedicare anche solo un momento della nostra giornata alla cura di noi stessi, da un punto di vista spirituale. Facciamo tanto per il benessere del corpo e dei sensi, per circondarci di felicità che poi si rivela transitoria. Potremmo, allora, fare qualcosa anche per il benessere della nostra anima e per circondarci di una felicità più duratura, se non addirittura stabile, perenne, inattaccabile, non condizionata da nulla e da nessuno. Potremmo dedicare del tempo alla scoperta del nostro vero Io, slegato da ogni bisogno e attaccamento egoistico o indotto che non dà mai pace.

“Noi però non diciamo di abbandonare le cose della terra, ma di usarle con equilibrio e distacco, come colui che per una notte alloggia nella camera di un albergo ed è consapevole di doversene andare il mattino dopo, per una destinazione lontana” (Tommaso Palamidessi, “Guida all’astrazione, concentrazione e meditazione” – Quad 9°, pag.3).

Sarebbe importante allora imparare a volgere lo sguardo dentro di noi e a ritagliare, piano piano, uno spazio intimo, riservato e tutto da scoprire. Col tempo la mente impara a ritirarsi sempre più in se stessa, il pensiero da caotico ed agitato si fa docile, calmo e quasi magicamente nasce un silenzio interiore, che non è solitudine, anzi, la condizione idonea per conoscere davvero se stessi.

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By |2018-11-22T16:56:45+00:00novembre 22nd, 2018|Yogin|0 Comments