Dea Manna ۞ Eco Retreat

Thanks to the activity by the Octopus association and from the inspections carried out we have identified the area for the realization of the “DEA MANNA”, not only an eco camping but a real home for the creation of an ecological community.

The activity of the annual gathering called Tantrika, from this year will be finalized to the realization of the Dea Manna. In addition to the recurring 5 consecutive days that characterize the Tantrika, there will be a workshop that will start in 2021 with good weather and will last all summer, open only to Octopus members, aimed at eco camping and protecting the holm oak forest . The proximity to the most beautiful beaches of Sardinia ensures all participants an unforgettable experience.

Sardinia is a shamanic journey to discover an ancient civilization, still shrouded in mystery.
The Sardinian forest, the largest in the Mediterranean, has a surface area of ​​1,241,409 hectares. A green lung that allows to emit massive quantities of oxygen and, at the same time, to absorb a large part of the CO2 present in the air. But Sardinia is above all sea, not by chance the cetacean sanctuary is found here, in Arzachena, a wonderful place where these large mammals transit in search of tranquility and shelter. Octopus adopting green areas and beaches, creating various eco-retreats on the island, intends to begin a job of safeguarding these priceless riches for humanity.
The “Dea Manna” represents the desire to create a cultural epicenter whose sole purpose is the protection of the environment and the creatures that inhabit it. The cuisine and the typical local products are the protagonists of these places between the fantastic and the fairy tale. Associated with Octopus, make your contribution, become an active part in the defense of Mother Nature.

Sardinia is the island par excellence that best impersonates Mother Nature. Since ancient times in this land the Mother Goddess was venerated: “The primordial divinity was a female, a goddess born of herself, a giver of life, a dispenser of death and regenerator. It combined life and nature in itself. Its power was in the water and in the stone, in the tumuli and in the caverns, in the animals, birds, fishes, in the hills, in the trees and in the flowers. ”

Cenni Storici e di Archeologia

L’archeologia nella seconda metà del Novecento ha svolto un ruolo fondamentale nella determinazione della genesi delle identità europee grazie alla rivoluzionaria scoperta dell’esistenza di una cultura che è non solo precedente, ma addirittura l’opposto di quella indoeuropea da cui noi tutti riteniamo di discendere. I protoindoeuropei erano di cultura Kurgan, un’antica civiltà della Russia Centrale che si espanse nell’Europa orientale, centrale e settentrionale nonché nelle grandi isole del Mediterraneo tra cui la Sardegna. I Kurgan erano una civiltà matriarcale di pastori nomadi che, come scrive l’archeologa Gimbutas nel suo libro, Il linguaggio della dea, “trasse intenso piacere dalle meraviglie naturali di questo mondo. La sua gente non produsse armi letali, eresse invece magnifiche tombe-santuari, templi, case confortevoli. Fu questo un periodo di notevole creatività e stabilità, un’età libera dal conflitto”.
La cultura Kurgan “venerava sia l’universo quale corpo vivente della ‘Dea Madre Creatrice’, sia tutte le cose viventi dentro di esso, in quanto partecipi della sua divinità”, scrive nella prefazione del libro lo storico delle religioni Joseph Campbell che, sottolineando le differenze con la Genesi, aggiunge: “In questa mitologia arcaica la terra da cui tutte le creature hanno avuto origine non è polvere inanimata e vile, ma vita, come la Dea Creatrice“.

In un’epoca come la nostra in cui si vorrebbe cambiare il mondo in senso più ecologico ed egualitario sarebbe opportuno, per trarne spunto, rivolgere lo sguardo alla civiltà matriarcale che aveva al suo centro la terra e la donna, entrambe degne del massimo rispetto in quanto portatrici di un dono inestimabile: la capacità di dare la vita.
Derivati da quella lontana cultura Kurgan, comune ai tanti popoli europei che ne furono influenzati, la natura e la donna ricoprono da sempre nella tradizione sarda un posto importantissimo e fondamentale di cui è valida testimonianza una particolare forma di costruzione preistorica presente in oltre 120 siti archeologici distribuiti soprattutto tra la parte centrale e quella occidentale della Sardegna: la domus de janas, “casa delle fate” in italiano

La planimetria di questi sepolcri ipogei ricorda sia la forma dell’utero femminile che quella di un uovo o del corpo della Dea Madre Creatrice. Composta da uno o più ambienti, la domus derivava grandezza e morfologia dal tipo di roccia presente sul luogo di costruzione: più piccola e irregolare se scavata nel duro granito, più ampia e regolare in presenza di rocce tenere quali trachite, calcare o arenaria.

Eco Camping – I Cuiles

Non un semplice eco camping, la Dea Manna rappresenta la volontà di creare un epicentro culturale il cui unico fine è la salvaguardia dell’ambiente e delle creature che lo abitano. Riprodurre le storiche abitazioni pastorali sarde, rappresenta la possibilità di recuperare antiche forme di architettura a secco ed eco sostenibili.

La base in pietra calcarea – ma anche in vulcanico basalto -, il tetto (conico) con i robusti rami del raro (e oggi protetto) ginepro e frasche varie. Più il sughero e l’argilla per isolare. Sono gli ingredienti base dei Cuiles, le case dei pastori del Supramonte (la montagna più selvaggia della Sardegna), che per millenni hanno popolato le montagne dell’interno della Barbagia (regione culturale sarda). Un esempio eccellente di architettura rurale, in territori spesso difficili da raggiungere, che assicura la sostenibilità ecologica con il soddisfacimento dei bisogni umani primari. Secondo le analisi storiche e archeologiche i cuiles sono un’eccezionale opera di ingegneria rurale di chiara derivazione nuragica, in quanto è netta la somiglianza della principale infrastruttura con le capanne nuragiche. Del resto, gli stessi antichi abitatori della Sardegna erano un popolo di pastori e agricoltori che si dovettero adattare all’asprezza del territorio sardo per sopravvivere e prosperare.

Vengono costruite creando il muro perimetrale in pietra e innalzando la struttura in legno, di forma conica, di circa 3-4 metri d’altezza. L’ingresso dell’Ovile, chiamato “Su Ennale”, presenta un architrave in ginepro, sorretto da tronchi del medesimo legno, inseriti a mo di pilastro, sulle estremità del basamento in pietre. In cima della struttura è fissato un cappello chiamato “su cugumale” la cui funzione principale è quella di proteggere il cuile dall’acqua e dalla neve, nonchè di far scorrere l’acqua piovana lungo le travi portanti. La disposizione di tali travi è fatta in modo tale da poter far fuoriuscire il fumo verso l’esterno, attraverso gli interstizi del legno. Le frasche posizionate all’esterno sopra la struttura portante, completavano l’opera garantendo un ambiente confortevole ed asciutto.

Sponsor.: ENEA Centro Ricerche Casaccia http://www.enea.it/it/centro-ricerche-casaccia/

By |2021-06-02T13:47:05+00:00novembre 16th, 2018|Dea Manna|0 Comments